VENTI LEGGERI

“Quando la virtù ha dormito, si alza più fresca” Friedrich W. Nietzsche, 1878

Natalia Ribovic / Alex Meszmer & Reto Mueller

Natalia Ribovic / Alex Meszmer & Reto Mueller

E’ interessante come la leggerezza abbia connotazioni negative o positive a seconda dell’arte a cui viene applicata: terribilmente negative nella musica pop, e fino all’esaltazione nell’architettura contemporanea. Nella politica e nella filosofia la faccenda si fa più complessa, mentre in questa mostra la sospensione di giudizio (fuorviante in maniera leggera), diviene il fulcro del dibattito. “Ecco”, non spiega nulla la serba Natalija Ribovic, quando in un disegno minuscolo raffigura due signore in vestiti folkloristici che saltano su un foglietto svolazzante. Altrettanto muto, fino a che non decidi di provare a muoverli, è il lavoro con i bigodini di Alex Meszmer & Reto Müller, intitolato Perchè mia madre non ebbe mai il coraggio di raccontarmi che la Terra è una sfera, un lavoro atipico per il duo svizzero ultimamente impegnato in una ricerca iconografica sul corpo e la carne negli uomini della bibbia. Forse il rumore frusciante che i bigodini producono ci fa pensare ad un vento di cambiamento, o ad una brusca decisione da prendere adesso.

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Angelo Pretolani il 7 ed il 14 giugno “dissimula, leggero”, operando una delle sue performance quasi quotidiane che sempre, o quasi, hanno a che fare con l’alloro. “Sotto il selciato c’è la spiaggia”, sostengono queste performances, ma la descrizione che appare su Facebook nelle bacheche mattieniere dei suoi amici e seguaci è quanto di più lontano si può trovare dalla frenesia d’immagine del social network. In fondo Pretolani è un guaritore delle nostre manie tecnologiche, che sia stato mandato da Zuckerberg a tenere sotto controllo la nostra follia?

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Angelo Pretolani

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Anche la strada ci aiuta: la strada fotografata di fretta, con un tempo troppo lungo, del cielo autostradale ricco di asteroidi/automobili che ci mostra Volodymyr Bilyk dall’Ucraina, o la strada rovesciata, che diventa spartito musicale grazie ai tralicci elettrici di Donatella Schilirò, i cui fili al neon balbettano inaspettati con colori indecisi e fluttuanti tra il rosso e il blu. E mentre Maurizio Mercuri, Senza Offesa, raddrizza l’inchino di Arthur Rubinstein dopo l’ennesimo capolavoro esecutivo pianistico, il diario di bordo di Felix Gonzalez-Torres si addensa di suoni di musica strana, in uno scritto fitto e incomprensibile tra la memoria, l’odore e il dolore.
Fortuna che il capitano di Vanity Fair, Gabriele Romagnoli, ci incita a lasciare tutto il nostro bagaglio culturale e fisico prima di partire, in un inno epistolare alla leggerezza filosofica. Chissà se Sara Benaglia ha fatto così prima di partire per la Finlandia lasciandoci soli con una corda da saltare vestita di carnevale ed un pugno di cartoline…

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Gabriele Romagnoli

Jack Pierson con leggerezza ci offre la gioventù su di un piatto dalla cornice dorata, mentre Mustapha Sabbagh riesce, anche nel buio di un paesaggio profondamente inquieto, a rassicurarci all’interno di un ovale, canone di bellezza bianco. Se non ci fossero gli scienziati che ci comunicano, nell’opera di Eléna Nemkova, che il sognare ad occhi aperti ci rende più attivi e veloci nella risoluzione dei problemi, probabilmente dovremmo aggrapparci a simboli esoterici creati da noi stessi, come le stelle di fuoco e feltro o le penne di fagiano del lavoro di Bruno Mangiaterra. Oppure affidarci ad un pompino rigenerativo di aria primaverile, creato da una macchina infernale di Patrizia Giambi, la cui inutilità non può non farci sorridere. Eppure questi non sono tempi leggeri, e l’intimità può essere un’arma di difesa culturale, almeno così ci racconta il collettivo di “alienisti” Simão Bacamarte, il cui video denso di emozioni ci lascia un po’ storditi, come una lunga dormita dopo la febbre. Forse l’uomo antenna di Emiliano Zucchini, sfasato dalle troppe onde elettromagnetiche, ci può aiutare a capire la nostra posizione satellitare odierna, oppure, guardando il cielo, un filo sottile coglierà la nostra attenzione in un piccolo particolare inaspettato, a risvegliare la memoria di un luogo come fanno i lavori di Daniela Spagna Musso. Il doppio autoritratto di Meg Rotzel Noi… l’Ovest, ci può indicare una direzione di pensiero, oppure forse la pittura pittura, quella tradizionale (quasi sciamanica) ad olio di Monica Carrozzoni, ci può mostrare la via d’uscita dalla nostra pesantezza interiore.

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Simão Bacamarte

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Donatella Schilirò / Maurizio Mercuri

Donatella Schilirò / Maurizio Mercuri

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Forse verremo salvati dalla letteratura, come ci mostra l’opera Giro di Eva Marisaldi, che ha come base il racconto The bear came over the mountain di Alice Munro. Tra le varie stranezze che accadono in una casa di riposo, una frase del racconto ha colpito l’artista: “Le staccionate portano sempre da un’altra parte”, ed io così spero che il giro che vi fate attorno a questa mostra vi porti per un attimo da un’altra parte. Con una certa leggerezza.

Stefano W. Pasquini

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Eva Marisaldi

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Jack Pierson

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Mustafa Sabbagh

Mustafa Sabbagh

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Monica Carrozzoni / Elena Nemkova

Monica Carrozzoni / Elena Nemkova

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Patrizia Giambi

Patrizia Giambi

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Emiliano Zucchini / Daniela Spagna Musso / Felix Gonzalez-Torres

Emiliano Zucchini / Daniela Spagna Musso / Felix Gonzalez-Torres

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About Stefano W. Pasquini

Artist, curator and writer, Stefano W. Pasquini (b. 1969, Bologna, Italy) has exhibited in prestigious venues such as, among many others, the ICA and the National Portrait Gallery in London, Art in General (New York), MAMbo (Bologna), Newhouse Center for Contemporary Art (Staten Island, NY) and MACRO (Rome). He published over 500 articles on contemporary art for magazines such as New York Arts, Collezioni Edge, Sport & Street, Luxos and many more. He authored the books Accidental // Coincidental (Newhouse, New York, 2008), Incorporeo (with Maria Teresa Roberto), Albertina Press, Turin, 2015, ELIA – ARTISTA, Apogeo, Adria, 2016, I margini del conflitto (with Simeone Crispino and Maria Teresa Roberto), Albertina Press, Turin, 2017. From 2013 to 2016 he was head curator of Studio Cloud 4 gallery in Bologna. He is editor of the magazine Obsolete Shit, and conducts Coxo Spaziale together with Fedra Boscaro, a programme on art and theatre on Radio Città Fujiko. He teaches “Special Graphic Techniques” at the Albertina Academy of Fine Arts of Turin.

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