Biografie degli artisti

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BASSA PRESSIONE (1962-1987)

Giovanni d’Agostino (Catania, 1932). Ha insegnato Pittura nelle Accademie di Belle arti di Urbino, Firenze, Bologna e Milano. La sua attività risale al 1956 con una personale alla galleria Il Fondaco di Messina; da allora in modo continuativo ha tenuto personali e collettive nelle principali città italiane e straniere. È stato invitato alla XXXVI Biennale di Venezia, al P 80 di Amsterdam, alla LX Biennale di Verona ed in tanti altri spazi istituzionali.

Datano agli anni ’70 le numerose collaborazioni con poeti, musicisti, ballerini e architetti soprattutto nella forma di performance e installazioni. Tra i tanti, Franco Beltrametti, Corrado Costa, Rita degli Esposti, John Gian, Steve Lacy, Jean Monod, Tom Raworth, Flora Ruchat e Pasquale Verdicchio.

Le cere bianche, le cere nere, i rami e gli ipotesti rappresentano le grandi tappe del suo percorso artistico. Muore a Bologna nel 2000.

Elio Marchegiani (Siracusa, 1929), protagonista di molte stagioni d’avanguardia sia a Roma – dove esponeva alla Galleria L’Obelisco di Gaspero Del Corso – che a Milano, la cui galleria di riferimento era la famosissima “Apollinaire” di Guido Le Noci. Tra gli anni Sessanta e Settanta Marchegiani ha prodotto opere importanti, strettamente legate ai linguaggi artistici più innovativi. “Helios”, 1966 è un autoritratto, in una misteriosa cabina: lampade colorate accompagnate dalla musica di John Cage si accendono programmate dando vita alle immagini come già “Venus” 1965, Minerva, 1967 (Collezione GNAM, Roma) che, come dice Marco Meneguzzo, sono il “modello Piper” di allora. Dalla programmazione cinetica alla visionarietà pop, dalle “gomme” che vivono come una vera e propria pelle umana, alle note “grammature di colore” (dal 1973) che lo hanno proiettato nell’ambito della “pittura analitica”, dalle opere con vetri dicroici alle ultime degli anni 2000, piene di riferimenti naturalistici. Tutto parla di una grande fantasia imbrigliata in un linguaggio artistico sempre mutevole e al contempo costantemente caratterizzato da forti intenti metaforici e morali. Il suo “Fare per far pensare” è dedito ad un’attenzione al mondo esterno, nella costante convinzione che l’artista debba raccontare anche la propria epoca. E’ stato invitato alle Biennali di Venezia del 1968, 1972, 1986, 2012.

Fabio Mauri (Roma, 1926) inizia la sua formazione artistica a Roma, con la partecipazione all’avanguardia romana, la Scuola di Piazza del Popolo, negli anni cinquanta, dopo una prima fase della sua vita in cui aveva già conosciuto la guerra, la conversione, la follia, il dramma degli amici ebrei mai più tornati dai lager nazisti, il Fascismo. Negli anni sessanta Mauri si avvicina poi al Gruppo 63 (con Umberto Eco ed Edoardo Sanguineti tra gli altri) e nel 1968 fonda la rivista “Quindici”. Dagli anni Settanta ha inizio il periodo delle installazioni, delle performances e dei libri di artista, che mettono al centro dell’attenzione tanto la storia sociale e politica del paese tanto questioni esistenziali ed etiche. L’occhio di Mauri indaga sulla guerra, il Fascismo, l’Olocausto, il recupero della memoria storica, sempre operando una profonda sperimentazione e commistione dei linguaggi dell’arte, largamente accompagnati da quelli propri del mondo dell’informazione e della comunicazione, e delle modalità operative delle arti sceniche e teatrali. Per questa sua costante sperimentazione di tutti i linguaggi espressivi della contemporaneità, la critica d’arte Lea Vergine aveva definito Fabio Mauri “turista di tutte le arti possibili”. Invitato alla Biennale di Venezia nel 1954, 1974, 1978, 1993 e 2003. Muore a Roma nel 2009.

Giovanni Mundula (Formigine, Modena, 1949) è un personaggio enigmatico, in grado di esprimersi senza inibizioni all’interno di un percorso concettuale dove i confini tradizionali vengono superati da una consapevolezza formale. Le opere, siano esse parietali, tridimensionali o sconfinanti nell’ambito della performance – in cui l’artista riesce con grande effetto ad integrare la fisicità corporea alla materia – partono da una evidente ispirazione pittorica, che egli considera la sua matrice, il suo marchio di fabbrica. Dalla Quadriennale di Roma del 1975 allo Studio Cavalieri di Bologna, a Pari e Dispari di Reggio Emilia, a la Neue Galerie di Graz (Austria). Ha partecipato alla “Settimana Internazionale della Performance” 1977, a cura di Renato Barilli; ha esposto al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1979, al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1992, alla GAM di Bologna nel 1994, al Museo Civico di Reggio Emilia nel 1995, al Palazzo delle Papesse di Siena nel 2004. Nella Basilica di Santo Stefano a Bologna nel 2008 l’installazione “Memorabile – Enigma a tre dimensioni” a cura di Achille Bonito Oliva. La sua capacità visionaria, il suo gettare uno sguardo critico, ma non rassegnato, sull’esistente per analizzarlo con toni forti (però mai inclini ad un sensazionalismo di maniera) fanno di Giovanni Mundula un testimone importante della crisi del nostro tempo.

Andrea Renzini (Venezia, 1963)Artista cresciuto nei primi anni Ottanta nella cosidetta area della scuola bolognese del fumetto legata alle rivista “Frigidaire” e al sottobosco underground post-punk. Nel 1980 fonda con Aldo Vignocchi la fanzine Cibi Sonori, di cui uscirà solo il numero zero.

Negli anni Novanta entra a far parte di quella variegata corrente di giovani artisti iconici legati alla figura di Corrado Levi e Loretta Cristofori. La sua ricerca da diversi anni attraversa la sperimentazione sonora, prima con il progetto “Teatro Sonico per Pantoni Consumati” e attualmente con “Volkwerk Folletto”, anomalo collettivo che riutilizza in un contesto popolare le ricerche concretistiche, esibendosi nell’ultima edizione del Robot Festival a Bologna, al festival “Tempo Reale” della fondazione Luciano Berio di Firenze e, recentemente, rappresentando l’Italia al Festival “Man and machines – Unesco Triple Bell Festival” al Royal Music Hall di Glasgow.

Contemporaneamente disegna una linea estemporanea, ma in maniera estranea di abbigliamento denominata “Vaticana”, dove i tessuti e i materiali vengono assemblati in un contesto situazionistico.

Gianni Silvestri (Bologna, 1947), musicista, fotografo, informatico esperto e profondo conoscitore del valore dell'”Energia”. Tra gli anni Sessanta e Settanta ha condiviso con Claudio Serrapica importanti esperienze profondamente connesse ai movimenti culturali che si erano sviluppati in quel decennio a Bologna. Dalla sperimentazione ottica e fotografica alla messa a punto di un linguaggio fotografico personale, dallo studio profondo e maniacale della musica fino alla sperimentazione, da subito, delle possibilità che la programmazione e l’elaborazione dei dati informatici offrivano. Una mente aperta alla “creatività pragmatica” sviluppata su fondamenta di studio e conoscenza; caratteristiche che ancora oggi contraddistinguono l’opera e il percorso work in progress che Gianni prosegue inarrestabile.

Andy Warhol (Pittsburgh, 1928) è la figura predominante della Pop Art americana. La sua attività artistica più celebre sono le serigrafie, prodotte in serie e dipinte a mano, delle icone della cultura popolare: la Campbell’s Soup, le bottiglie di Coca Cola, Marilyn Monroe, Mao Tse-Tung, Che Guevara e tante altre. Warhol ha sostenuto e sperimentato svariate forme di comunicazione, come ad esempio il cinema, il video e la musica: ha prodotto alcuni lungometraggi e film, ha sostenuto alcuni gruppi musicali, tra cui i Velvet Underground con Lou Reed, ha scritto libri e biografie. Nel 1969 fonda la rivista “Interview”, che da strumento di riflessione sul cinema amplia le sue tematiche a moda, arte, cultura e vita mondana. A partire da questa data, fino al 1972, esegue ritratti, su commissione e no. Negli ultimi anni si occupa anche della rivisitazione di opere dei grandi maestri del Rinascimento: Paolo Uccello, Piero della Francesca, e soprattutto Leonardo da Vinci, da cui ricava il ciclo “The Last Supper” (L’ultima cena). Muore a New York nel febbraio del 1987.

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QUADRETTI

Chiara Pergola (Modena, 1968) ha iniziato il proprio percorso utilizzando come medium testi di riferimento del ’68 italiano; partendo dalla propria abitazione di origine, in cui erano raccolti (Clausura, 2005) ha progressivamente sconfinato occupando librerie (Epifania, Libreria delle donne di Milano, 2006) biblioteche e luoghi di cultura (sCulture a cura di Roberto Daolio, Melbookstore, 2007; Galleria Civica di Modena, 2008). Attualmente prosegue la ricerca sui processi di scrittura e partecipa sotto la sigla X/? a fiere di autoproduzione editoriale. Ha fondato nel 2009 il museo-opera Musée de l’OHM all’interno di un comò del XIX secolo, che accoglie mostre di arte contemporanea ed è a sua volta oggetto di mostre presso varie sedi; tra queste: galleria neon>campo base di Bologna, Museo d’Arte Moderna di Bologna, Museo Civico Medievale di Bologna dove è visibile a tutt’oggi all’interno della Sala Cospiana.

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About Stefano W. Pasquini

Artist, curator and writer, Stefano W. Pasquini (b. 1969, Bologna, Italy) has exhibited in prestigious venues such as, among many others, the ICA and the National Portrait Gallery in London, Art in General (New York), MAMbo (Bologna), Newhouse Center for Contemporary Art (Staten Island, NY) and MACRO (Rome). He published over 500 articles on contemporary art for magazines such as New York Arts, Collezioni Edge, Sport & Street, Luxos and many more. He authored the books Accidental // Coincidental (Newhouse, New York, 2008), Incorporeo (with Maria Teresa Roberto), Albertina Press, Turin, 2015, ELIA – ARTISTA, Apogeo, Adria, 2016, I margini del conflitto (with Simeone Crispino and Maria Teresa Roberto), Albertina Press, Turin, 2017. From 2013 to 2016 he was head curator of Studio Cloud 4 gallery in Bologna. He is editor of the magazine Obsolete Shit, and conducts Coxo Spaziale together with Fedra Boscaro, a programme on art and theatre on Radio Città Fujiko. He teaches “Special Graphic Techniques” at the Albertina Academy of Fine Arts of Turin.

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